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Jackson Good Bye

Posted in Arte on giu 26 by Claudio Parisi | PrintText Resizer Text Resizer
Jackson Good Bye
 

La morte di Michael Jackson segna una nota negativa nella storia della musica pop internazionale.

Il giovane talento si è spento ieri notte, all’età di 51 anni, dopo diverse diagnosi che identificavano seri problemi fisici.

Artista controverso, aveva fatto della sua vita privata un trampolino di lancio per promuovere i maggiori successi.

Anima nera e voce bianca, l’esagerazione era portata ad una sorta di estrema ratio, che obbligava i media a parlare delle sue performance.

Chi di noi non ricorda la sublime esibizione dei giovanissimi Jackson Five? Nella quale un piccolo bambino di colore eseguiva brani con un’intensità matura, ricca di spirito, ed è proprio da questa band che cominciò il suo cammino da solista.

L’album Go to be there del 1972 è stata la sua prima produzione, dai suoni ancora ingenui, e poco definiti, contribuirà alla complessità di: Thriller, Bad, Dangerous, e il più recente Invincibile, frutto di una complessa reazione pop e funk. Le lezioni del soul man James Brown sono evidenti, sia dal punto di vista canoro,che ritmico, infatti, in alcuni concerti era riscontrabile una convergenza tra i due stili.

Michael è stato anche un eccellente ballerino, il passo moonwalk presentato sulla melodia di Billie Jean difficilmente si dissolverà nella memoria. Inoltre i suoi movimenti caratterizzati da strane inclinazioni angolari e flessioni corporee continueranno a preservarsi nell’immaginario collettivo.

Nemici – amici, processi-eccesi, parole che Jackson conosceva molto bene, accusato di pedofilia, detenzione di stupefacenti, era diventato un’ icona negativa nel mondo della musica, ma ha continuato a fare della propria vita un concerto da molti spettatori, modificando spesso il proprio aspetto fisico, ricorrendo ad estenuanti interventi di chirurgia che contribuirono a rendere il suo viso diverso da quello del giovane adolescente del Five Gruop.

La sua morte provocherà dolore per milioni di fans, ma bisogna ricordare un artista solo durante il “processo finale”? per James Brown, bastarono poche righe sul giornale e rari servizi televisivi, un musicista andrebbe amato soprattutto  per il proprio processo artistico, e non dovrebbe diventare un oggetto mediatico e pubblicitario dopo la sua scomparsa.

Claudio Parisi

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2 Commentsleave a comment

  • echoes says:

    Benvenuto Claudio e complimenti per il tuo scritto. Prendo anch’io l’occasione per salutare un immenso artistista, fragile nella vita ma immortale nella musica.

    Ci leggiamo al prossimo scritto ;-)

  • Samy says:

    Un saluto affettuoso anche da parte mia a Michael, ci mancherai!

    Un bocca a lupo al nuovo writer di questo blog! Bell’articolo ;-)

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